Amnesia: 22

Mi sentivo nudo solo quando spiavi da sopra la mia spalla quello che scrivevo sul foglio che avevo trovato ai piedi del letto.Ti sentivi allo scoperto solo quando ti guardavo negli occhi e quando lo facevo scoppiavi a ridere e la prima volta che l’hai fatto ho pensato che eri bellissimo.

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Non trovi triste che i luoghi dove siamo stati felici finiscono sempre per diventarci indifferenti? Nella mia vecchia città ho almeno cinque o sei posti che ho ritenuto speciali. Certo, quando ci ricapito ci penso, ma non riesco a sentire niente di quello che provavo allora; quel senso di appartenenza, di pezzi che si incastrano a formare un quadro armonico. Come se certe cose, sedimentandosi nel cervello, diventassero solo pallide imitazioni, fredde e sterili. Invece i ricordi che ho di te mi aprono squarci nel petto, i lividi riaffiorano sulla pelle. Ogni volta. Non potevo dimenticare la stanza, né tutti quei surrogati spaziali che ci eravamo ritagliati nel mondo una volta usciti fuori; il bagno del ristorante, la libreria, eccetera eccetera: ci tornavo ogni notte, in ogni sogno. 
Non sapevo più dove fosse, la tua stanza, né tanto meno cosa fosse stata. Forse era solo il primo posto dove mi ero sentito a casa dopo tanto, tanto tempo. Per questo dovevo andarmene. E forse avrei dovuto farlo prima che te ne andassi tu, nel vano tentativo di mantenere un contegno, quell’immagine patinata che ho di me stesso, forte e inattaccabile. Che stupido che sono. E che stupidi eravamo stati a crederci diversi, speciali. Non eravamo stati altro che un cliché. Avevamo dimenticato tutto e tutti sull’altare del nostro esperimento. Cosa c’era poi di diverso tra noi e ogni altra stupida coppietta qualunque?

La nostra sacra bolla di sapone, tutta colorata quanto artificiale, era esplosa. Non c’era più nessuna stanza  in cui tornare. Non c’erano più i nostri corpi da abbracciare. Né l’intimità, la quotidianità, la noia. Quel mondo perfetto, puff!, sparito. Forse eravamo semplicemente arrivati a quel punto in cui o tutto o niente. Avevamo optato per niente. Anzi, per il contrario di noi stessi, il nostro negativo. Ci era, anzi, mi era rimasto solo il marcio.

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“Abbiamo viaggiato molto, finché non potevamo andare da nessun’altra parte. E poi è finita. Per ché o finiva lì o durava per sempre. Così sono tornata a casa.” (Cassie)

I’ve been tagged by thetimeisturning :3 and no, unfortunately it’s not the ice bucket challenge.

Name: Alessandro

Nickname: Jonah

Birthday; November 25th

Gender: male.

Sexuality: it’s 2014, dude, who cares

Height: 175 cm.

Time zone: CEST (??)

What time and date is it there: September 3rd; 10:05

Average hours of sleep I get each night: gotta sleep at least 8 hours

The last thing I Googled was: “Variazione diamesica.”

First word that comes to mind: fuck

What I last said to a family member: “fuck, where are my painkillers?”

One place that makes me happy & why: it’s usually a place I’ve never been to and I know nothing about.

Favorite beverage: COFFEE

Last movie I watched in the cinema: yeah, let’s not talk about the weird formulation of this question, okay? Maleficent, btw

Three things I can’t live without: Coffee, cigarettes, laptop + wifi

Something I plan on learning: Norwegian & piano playing. I mean, getting better at those things.

A piece of advice for all my followers: Tequila.

You all have to listen to this song: Well, “The Romanovs - China Shop”, obviously. 


My blog(s): This one is more than enough.

and I tag each and every one of you. :3


A vent’anni ormai ci siam fatti le ossa, abbiamo imparato a mettere in conto ogni possibilità ed ogni relativa conseguenza. Siamo pronti, delle rocce, siamo fatti e finiti. Che non significa un cazzo, non significa che non ci faremo male, malissimo. Non significa nulla, eppure.
Eppure crediamo di essere forti abbastanza, che va bene così, va bene tutto basta che non vai via da me.

Amnesia: 21

Assenza: un Agosto lentissimo di polaroid sovraesposte e di occhi chiusi al sole.

Conoscere una persona, una persona soltanto - è chiaro - ma conoscerla davvero. E ti sembra poco? Non ho mai conosciuto qualcuno fino in fondo. Forse non lo farò mai. E’ una cosa che riserva molte sorprese, di solito brutte. E a nessuno piacciono le brutte sorprese. Ho imparato che sono qualcuno da cui la gente non può che andarsene. L’ho capito da adolescente e anche se ora sono meno melodrammatico, il paradigma è rimasto più o meno lo stesso. La gente che amo va via, sempre. In un modo o nell’altro. In fondo quante probabilità esistono che due individui sentano l’incontenibile bisogno di restare con qualcuno nello stesso ed identico momento? Non dico che io non faccia la mia parte, sia chiaro. Ma in quei rarissimi casi in cui ho deciso di rimanere fermo e provare, provare davvero a cambiare le cose, a farmi toccare senza rabbrividire e a farmi entrare dentro senza impazzire d’ansia che l’altro potesse trovare qualcosa di imbarazzante o che non sapessi spiegare, era quella che in molti definirebbero decisione sbagliata. Ad un certo punto ho smesso di chiedermi se quello che decidevo fosse effettivamente giusto o sbagliato. Non cambiava mai nulla, davvero.

Tagliando la pizza tu avresti detto sei tu che ti innamori solo di chi se ne va. Ma in un battito di ciglia tu non c’eri più, chissà da quanto, quindi la mia è solo una supposizione.

(Amnesia parte 1&2)