Siamo stati ingenui a pensare di poterci riservare  anche solo una stanza, strapparla a quell’esistenza tediosa che non volevamo vivere, che ci bastava averla letta nei libri e vista nei film francesi di qualche anno fa. Siamo stati stupidi, ma in buona fede, si intende, a pretendere di poterci staccare dall’umanità e di vivere indipendentemente da ogni altro essere umano che non fossi tu, che non fosse me. Non era forse un ragazzo come noi a portarci la pizza? Non erano bambini a giocare appena fuori dalla finestra? Non erano madri a cucinare negli appartamenti intorno a noi? Siamo stati sciocchi, ma solo perché volevamo amarci, perché volevamo essere più furbi della vita o della morte, o di qualunque altra cosa che ci avrebbe, prima o poi, inevitabilmente diviso. Volevamo credere di aver trovato l’antidoto, il modo per resistere a quella guerra silenziosa che è l’università, la spesa, le chiamate sul cellulare, dovrei trovare un lavoro part time che i miei arrivano a mala pena a fine mese, i locali sovraffollati, le nottate passate a cercare la felicità in fondo ai cocktail annacquati. Chi credevamo di essere? Eravamo solo due ragazzini stanchi e annoiati, viziati, boriosi, eccettera eccettera. Così aprimmo la maledetta porta e uscimmo a fare la spesa, che non c’era più nulla da bere e da fumare.

In ascensore mi hai stretto la mano, senza guardarmi. Solo allora capii che avevi davvero paura di uscire, che in quella stanza ti eri sentito al sicuro. Ti strinsi forte le dita, perché non riuscivo a dire Non essere stupido, staremo ancora insieme, non è la fine, non stiamo finendo

(fine prima parte)

Spora

(Fonte: Spotify)

— Daniel Glattauer (via invernifreddi)

(Fonte: weheartit.com)

"Avevamo creato un mondo solo per noi. Noi contro loro."

Ma chi erano loro e chi eravamo noi, basta davvero una stanza o sono tutte stronzate? Avevamo visto mille altri posti, ad occhi chiusi, fra le reciproche parole. Io vedevo il cielo sulla tua pelle, ci vedevo mari montagne prati. Le scrivevo tutte sulle pagine bianche mentre cantavi anche se eri stonato. Non volevo altre storie se non il tuo profumo, il profumo che ormai avevo anch’io, ma ce l’avevamo ancora un profumo nostro, intimo? Eravamo davvero chiusi in una stanza o eravamo ovunque e la stanza era dentro di noi? Forse era vero, si stava meglio così, a scappare dalle paranoie e dalle ansie e da cosa vuoi fare da grande, e noi cosa siamo, sarà per sempre, mi tradisci con quella puttana. Quelle innocue bugie che tengono in piedi ogni relazione umana di cui ci eravamo liberati, però, non erano state sufficienti. 

Avevamo ceduto, qualcuno direbbe che abbiamo fallito scambiandoci i nostri passati e le ferite e le piccole gioie come qualunque novella coppietta, dopo il cinema e la cena e l’inaugurazione di quel locale e l’aperitivo e bla bla bla.
Ma a me non importava un cazzo, non mi importava di aver perso o vinto un mappamondo. Io ti parlavo davvero solo toccandoti, ad occhi chiusi. Ti immagini come sarebbe stato vivere tutto quel tempo in silenzio? Ma no, non eravamo perfetti, non eravamo meglio degli altri, così avevamo riempito quegli iniziali silenzi imbarazzanti come chiunque altro. La differenza era esserci protetti a vicenda da ogni fattore esterno - in quello eravamo stati bravi, dopotutto.

Tra le nostre pelli scorrevano fiumi di fuoco, le nostre tempeste interiori collidevano ma non moriva nessuno, avevamo trovato l’equilibrio ed era come non muoversi mai o muoversi per sempre, come morti, cullati dalla corrente, senza meta. 
Non saprei dire quanto durò. Il concetto di tempo non era molto importante, in quei giorni. In fondo eravamo alla fine del mondo, chiusi in una stanza a tempo indeterminato, tutto il resto, fuori. A cosa sarebbe mai dovuto servire, il tempo? Te lo dico io: a niente. 

la vita.

la vita.

Perché tornare? Siamo meglio nei ricordi.

A new error by Clem Is Noise on Flickr.

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Passare la vita in autocontemplazione, ad analizzarsi e a cercare di capirsi e non sapere comunque mai che cazzo si vuole dalla vita.