Amnesia: 21

Assenza: un Agosto lentissimo di polaroid sovraesposte e di occhi chiusi al sole.

Conoscere una persona, una persona soltanto - è chiaro - ma conoscerla davvero. E ti sembra poco? Non ho mai conosciuto qualcuno fino in fondo. Forse non lo farò mai. E’ una cosa che riserva molte sorprese, di solito brutte. E a nessuno piacciono le brutte sorprese. Ho imparato che sono qualcuno da cui la gente non può che andarsene. L’ho capito da adolescente e anche se ora sono meno melodrammatico, il paradigma è rimasto più o meno lo stesso. La gente che amo va via, sempre. In un modo o nell’altro. In fondo quante probabilità esistono che due individui sentano l’incontenibile bisogno di restare con qualcuno nello stesso ed identico momento? Non dico che io non faccia la mia parte, sia chiaro. Ma in quei rarissimi casi in cui ho deciso di rimanere fermo e provare, provare davvero a cambiare le cose, a farmi toccare senza rabbrividire e a farmi entrare dentro senza impazzire d’ansia che l’altro potesse trovare qualcosa di imbarazzante o che non sapessi spiegare, era quella che in molti definirebbero decisione sbagliata. Ad un certo punto ho smesso di chiedermi se quello che decidevo fosse effettivamente giusto o sbagliato. Non cambiava mai nulla, davvero.

Tagliando la pizza tu avresti detto sei tu che ti innamori solo di chi se ne va. Ma in un battito di ciglia tu non c’eri più, chissà da quanto, quindi la mia è solo una supposizione.

(Amnesia parte 1&2)

[…] Ogni idea è stata già pensata da qualcun’altro, nulla è davvero originale. Ogni parola è già stata detta almeno una volta, ogni concetto esprimibile è già stato espresso. Siamo solo copie di copie che pensano cose già pensate e realizzate e rimastichiamo i concetti altrui senza nemmeno esserne consapevoli. Siamo solo fotocopie di qualcuno già esistito, sordidi mash-up di personalità e ideali e stili. E parole. Siamo inutili.